| George Bryan Brummell |
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E' il primo dandy. Pur non essendo nobile, fu amico molto influente del principe di Galles e incomparabilmente imitato e ammirato.Ciò che rende il Beau Brummell un vero sovversivo estetico e psicologico è l'etica del "ne quid minus": niente di più. La bellezza per sottrazione, la massima lussuria del narcisismo: passare inosservati ai più ed essere ammirati solo dai pochi che sanno " vedere". L'estetica di Brummell era nel fascino discreto dei dettagli, nella penombra seduttiva di ciò che non si svela immediatamente. Molto lontana dallo sfarzo un pò triviale della patacca griffata di oggi. Nasce infatti con Brummell l'importante distinzione tra lo snob, parvenu sine nobilitate alla ricerca disperata di riconoscimento, e l'irriducibilità alla moda della vera eleganza, che passa attraverso la consacrazione e l'apoteosi dell'identità. Un'estetica psicologica di chi sa che mostrarsi veramente è spogliarsi. Una forma di svelamento dell'essenza , di ciò che si è, che rende terribilmente elegante il dettaglio e l'impercettibile e promuove l'attenzione alle petit choses, potenti ed evocative del Tutto. ...Se è vero che "non c'è un vestito che cammina da solo", è solo la personalità che crea un'apparenza sincera. L'imprimersi forte della personalità, che diventa visibile e tangibile, crea timore reverenziale, non un abito troppo costoso "si pò essere dandy con un abito sgualcito" Il concetto di vestito consunto del Beau, è l'opposizione al volgare dell'inautentico: come la vera personalità che ci affascina solo se ci dà sentore di vita vissuta, così un abito deve aver respirato, le scarpe camminato. La poetica delle cose rese vive e pregne di esistenza, cosa c'è di più lontano dal fashion victim? ...Al celeberrimo dandy che finì i suoi giorni, decadente e meraviglioso, al terzo piano dell'hotel d'Angleterre a Caen per via dei debiti, siamo grati per averci insegnato quanto sottrarsi al carrozzone della massa, ribellarsi all'omologazione sia una scelta non solo coraggiosa, ma altamente raffinata. Soprattutto se sincera. Da "questioni di dandismo" di Barbara Collevecchio |












